PAVIMENTI COSMATESCHI DI ROMA, pubblicato

Da oggi 25 settembre 2012 il monumetale volume Pavimenti Cosmateschi di Roma, Storia, Leggenda e Verità è disponibile nella vetrina de
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Formato A4, copertina rigida, sovracoperta
centinaia di immagini a colori e b/n, pp. 612.
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Presentazione

I pavimenti cosmateschi di Roma costituiscono un insieme tra i più importanti monumenti italiani relativamente a quell’arte musivaria et quadrataria che affonda le proprie radici nella scuola bizantina fondata dall’abate Desiderio nel monastero benedettino di Montecassino.
Nell’ambito di un più ambizioso progetto personale di studio, analisi e ricapitolazione storica dei pavimenti cosmateschi e simili esistenti a Roma, nel Lazio, nella Campania e nel resto dell’Italia Meridionale, l’autore, Nicola Severino, ha realizzato questo volume, unico al mondo sull’argomento specifico, anche con il preciso scopo di colmare una lacuna della storia dell’arte medievale che si protrae dal 1980. In quell’anno, infatti, una studiosa inglese, Dorothy Glass, pubblicò la propria tesi di laurea sui pavimenti cosmateschi di Roma e da allora le sue ricerche non sono state mai più riprese, né verificate, né aggiornate. Solo alcuni studiosi hanno riproposto, di volta in volta e saltuariamente, sintetici riferimenti riguardo le opinioni e le ipotesi della studiosa relativamente ad alcuni pavimenti cosmateschi di Roma e del Lazio, senza tuttavia che queste fossero mai suggellate da appropriate verifiche. In tal modo è cresciuto una sorta di mito intorno al libro di Glass, divenendo l’unico punto di riferimento imprescindibile per tali ricerche, eppure senza mai avvalersi dell’ausilio di nuove ricognizioni che potessero confermare le numerose descrizioni ed ipotesi. Nel frattempo il mito dei pavimenti cosmateschi di Roma è andato crescendo sempre più anche per la loro bellezza universale, il loro linguaggio simbolico e pregno di messaggi filosofico-religiosi, per le loro misteriose vicende storiche. Tuttavia, la mancanza di uno studio analitico comparativo degli stessi, dal punto di vista stilistico e documentale, ha fatto si che le poche notizie specifiche sulla loro natura, struttura, storia e attribuzione, fossero ricavate in massima parte dal libro di Glass, con qualche debita eccezione per un paio di pubblicazioni recenti le quali, tuttavia, non hanno carattere specifico sui pavimenti cosmateschi.
Questo libro, quindi, nella sua ambiziosa prospettiva, si propone di colmare una lacuna di vasta portata che in oltre trent’anni non ha portato significativi progressi nello studio di questi straordinari monumenti che costituiscono, nel loro insieme, e nella mia opinione, un corpus d’arte medievale romanica non certo inferiore per importanza e bellezza ai mosaici che ornano le absidi delle stesse chiese dove essi si trovano. Nel caso dei mosaici, però, la letteratura scientifica e divulgativa è sterminata. Diversamente, nel caso dei pavimenti cosmateschi, è limitata alla sola opera di Glass del 1980. Oltre al modus operandi, alle tesi, ipotesi e ricerche storiche fatte da Glass e qui analizzate rigorosamente, l’autore propone il suo personale modus operandi, grazie all’analisi sul posto di tutti i pavimenti cosmateschi esistenti nel Lazio e nella Campania, grazie al quale è stato possibile formulare le nuove ipotesi, scaturite da profonde riflessioni di natura architettonica, artistica, storica e religiosa che nell’insieme delle altre pubblicazioni specifiche formano un corpus letterario che è il più vasto mai pubblicato sui pavimenti cosmateschi.
Lo studio presentato in questo libro, apre nuovi orizzonti sulla conoscenza dell’arte cosmatesca. Aiuta a sistemare nuovi importanti tasselli nella cronologia dei marmorari romani tra il XII e il XIII secolo, e sulle attribuzioni alle relative famiglie, con ipotesi suggestive e a volte coraggiose per porsi in netta contraddizione con le moderne apparenze e i luoghi comuni normalmente riproposti da sempre a danno di una diversa realtà storico-artistica. A volte tali ipotesi sono scomode, bizzarre, controcorrente e sembrano un controsenso, ma esse sono il frutto di un meticoloso lavoro di analisi documentale e di comparazione stilistica fotografica e nella realtà dei singoli monumenti. L’occhio allenato ai dettagli, è in grado di cogliere particolari mai visti prima e di trovare soluzioni impensabili fino a poco tempo fa. Ciò riguarda la maggior parte dei monumenti pavimentali musivi, di Roma, come del Lazio. A partire già dalla netta differenza, storica e stilistica che si confonde oggi nelle mille trasformazione tra quei monumenti che possono definirsi pavimenti precosmateschi e quelli cosmateschi, è stato possibile individuare i singoli caratteri artistici che contraddistinguono le varie botteghe marmorarie, il loro percorso attraverso le committenze che li vide impegnati nelle più grandi basiliche paleocristiane di Roma e del Patrimonium Sancti Petri. Tale distinzione ha permesso di ricostruire il filo conduttore che lega la koiné artistica della bottega di Lorenzo tra il XII e il XIII secolo, attraverso i mutamenti dai caratteri stilistici riconoscibili e riconducibili per analogie ad altri pavimenti simili e coevi. Si è potuto spiegare, finalmente, il mistero della coesistenza di tratti pavimentali dai caratteri prettamente precosmateschi e quelli, in netto contrasto, di epoca cosmatesca del XIII secolo. Si è potuto osservare gli elementi di transizione che legano cronologicamente lo sviluppo dei pavimenti realizzati dai primi decenni alla fine del XII secolo, riscontrando la predominanza assoluta dell’imponente lavoro della bottega di Lorenzo e, infine, i caratteri più moderni, se si può dire, che richiamano ad una fase di fine dello sviluppo artistico dei pavimenti cosmateschi, con i monumenti realizzati dagli ultimi artisti, come Cosma e i figli Luca e Iacopo, fino a circa la metà del XIII secolo.
Si è potuto stabilire con sufficiente precisione una mappa dei pavimenti cosmateschi ricostruiti in modo parziale o totale ad iniziare dal XV secolo fino al XIX secolo e di quelli che appaiono essere, in tutti i loro caratteri, come delle ricsotruzioni arbitrarie derivate dal reimpiego di materiali provenienti da altre chiese. Il caso più clamoroso ed importante è costituito dal pavimento della basilica di San Giovanni in Laterano e da quello della chiesa di San Nicola a Genazzano. Si è scoperto,così, che non basta fidarsi delle apparenze e che ciò che si vede non è detto che debba corrispondere sempre a ciò che è stato nella realtà e nella storia. Sulla base di questi presupposti, il libro di Nicola Severino, racconta la vera storia dei pavimenti cosmateschi di Roma, sfatandone miti e leggende metropolitane e riscoprendone la vera natura artistica e storica.

INDICE DEL PRIMO VOLUME

I COSMATI, CENNI STORICI

Premessa e introduzione 9
Un accenno storico 10
Chi sono i Cosmati 11
I Cosmati, uomini misteriosi 12
L’arte senza volto 13
Cronologia dei marmorari romani 14
Il Precosmatesco e il Cosmatesco 19
Esempi di pavimenti precosmateschi di Roma 20
I pre-Cosmati 21
Basilica di San Clemente 22
Basilica di Santa Maria Maggiore 23
Basilica di San Giovanni in Laterano 23
Basilica di Santa Croce in Gerusalemme 24
Basilica di Santa Prassede 25
Basilica dei Santi Quattro Coronati 25
Oratorio di San Silvestro nella Basilica dei Santi Quattro Coronati 31
L’opus tessellatum dei Cosmati 33
I pavimenti musivi a partizioni reticolari 41
Il pavimento della basilica di Santa Maria Antiqua 45
Cenni sulle diverse tipologie di mosaici pavimentali 50
Il pavimento precosmatesco della chiesa abbaziale di Montecassino 54
La Guilloche e il Quincux: storia, iconologia e sviluppo iconografico 56
Pavimenti bizantini in presunta relazione con quello di Montecassino 73
Elementi di incertezze 79
Il repertorio geometrico dei pre-Cosmati e quello della bottega di Lorenzo: tesi e confronti 82
La chiesa di Santa Maria di Castello a Tarquinia: un’altra firma cosmatesca non ancora
bene identificata 85
I patterns dell’antico pavimento della basilica di Montecassino 97
L’età del pavimento cassinese di Desiderio 102
Gli elementi stilistici essenziali dei Cosmati nei pavimenti di Ferentino e Anagni e il confronto
con gli altri pavimenti di attribuzione ipotetica 106
Il passaggio di Iacopo nella cattedrale di Terracina 114

INDICE DEL SECONDO VOLUME

Decadenza e Rinascita 5
Pavimenti cosmateschi di Roma 13
I pavimenti “ri-cosmateschi” 13
L’opera della Glass 17
Lista delle chiese con pavimenti cosmateschi descritti da Glass 21
Edward Hutton: The Cosmati 22
Il mio modus operandi 23
Evoluzione dei pavimenti cosmateschi 24
Confronti e differenze tra gli elementi principali dei pavimenti cosmateschi
Ed altri presi a modello (Ferentino-Anagni) 24
Elenco delle chiese visitate 26
Pavimenti precosmateschi realizzati sul modello di Montecassino 29
Pavimenti cosmateschi realizzati in chiese al tempo in cui vi erano insediamenti
Benedettini 29
San Benedetto in Piscinula 31
San Cesareo de Appia 53
San Clemente 59
San Crisogono 81
San Giorgio in Velabro 101
San Giovanni a Porta Latina 107
San Giovanni in Laterano 119
San Gregorio al Celio 139
San Lorenzo fuori le mura 163
San Marco Evangelista al Campidoglio 195
San Saba all’Aventino 215
San Silvestro in Capite 225
Santa Croce in Gerusalemme 229
Santa Francesca Romana 243
Santa Maria in Aracoeli 249
Santa Maria in Cosmedin 277
Santa Maria in Trastevere 299
Santa Maria Maggiore 317
Santa Prassede 341
Santi Bonifacio e Alessio all’Aventino 353
Santi Giovanni e Paolo al Celio 363
Museo “Case Romane” al Celio 387
Santi Nereo e Achilleo 391
Santi Quattro Coronati 397

PAVIMENTI COSMATESCHI MINORI, FRAMMENTI, CITAZIONI STORICHE

Sant’Agnese in Agone 417
Sant’Ambrogio in Pescheria (o della Massima) 418
Sant’Apollinare a Piazza Navona 418
San Bartolomeo all’Isola 419
Santa Cecilia in Trastevere 421
San Clemente (integrazione) 425
Santi Cosma e Damiano al Foro Romano 427
Sant’Eustachio 430
San Giacomo alla Lungara 430
Sant’Ivo dei Bretoni 431
San Lorenzo in Lucina 436
Santa Maria in Aquiro 437
Santa Maria in Domnica 437
Santa Maria della Pace 438
Santa Maria in Scala Coeli alle Acque Salvie (Abbazia delle Tre Fontane) 439
Santa Maria in Via Lata 441
San Michele Magno (o in Sassia) 442
San Nicola in Carcere 442
San Nicola dei Prefetti 442
San Pancrazio 443
San Pietro in Vaticano 443
Casina Pio V nei Giardini Vaticani 444
Basilica di San Pietro in Vaticano 445
Grotte Vaticane 447
Cappella Sistina (in Vaticano) 450
Stanza della Segnatura (in Vaticano) 452
Santa Sabina all’Aventino 453
Sancta Sanctorum in Laterano 455
Santa Balbina 462
Santa Maria sopra Minerva 462
Santi XII Apostoli (Convento) 463

Altre chiese: 463
San Tommaso in Formis, SS. Silvestro e Martino ai Monti, San Nicola de Calcarario
In Largo di Torre Argentina, Santa Maria in Monticelli, Santa Maria della Tinta,
San Pietro in Montorio (Tempietto del Bramante), San Salvatore in Onda, San Matteo
In Merulana, Chiesa della Decapitazione di San Paolo (Abbazia delle Tre Fontane),
Sant’Agata dei Goti, Sant’Anastasia al palatino, Sant’Angelo in Pescheria, Santa Croce
E San Bonaventura de’ Lucchesi, Santa Susanna, Sant’Omobono, l’Annunziatella tra
L’Ardeatina e Grotta Perfetta, San Paolo fuori le mura, Santuario di Nostra Signora del
Cuore in Piazza Navona. 470

Elementi fondamentali dei pavimenti cosmateschi e loro tipologie:
il Quincux, la Guilloche 471
Il vero intento dei Cosmati 375
Come ho scritto questo libro 481
Elenco delle chiese con opere pavimentali descritte in questo libro 482
Itinerario cosmatesco romano 483
Bibliografia 485
L’autore 491
Indice 493

I miei libri e articoli su Internet Archive.org

Da oggi, quasi tutti i miei libri e articoli sull’arte cosmatesca sono fruibili gratuitamente sul sito

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Basta scrivere la parola cosmati nell’apposita stringa di ricerca (search) e compaiono i miei libri. Per aprirli, una volta cliccato sul titolo scelto, si provi la lettura “read on line” che permette di leggere il libro sfogliandolo come fosse una versione cartacea.
E non dimenticate di aggiungere qualche commento…
Buona lettura!

I Cosmati tra la Tuscia e la Sabina

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Dal prossimo autunno inizierò a scrivere un libro dedicato al passaggio dei maestri Cosmati e delle relative famiglie di marmorari romani nelle principali chiese e basiliche della Tuscia e della Sabina. Scopriremo i segreti cosmateschi delle basiliche di Santa Maria di Castello a Tarquinia, della incredibile basilica di San Pietro in Tuscania in cui esiste forse il più antico pavimento precosmatesco esistente nel Lazio. Scopriremo i segreti dei pavimenti cosmateschi delle chiese di Civita Castellana, Castel Sant’Elia, Sutri, Nazzano Romano, Ponzano Romano, Farfa, ecc. Uno studio che si baserà sull’esperienza acquisita dall’analisi dei pavimenti cosmateschi delle basiliche romane, del sud del Lazio e della Campania. La pubblicazione è prevista per la primavera del 2013. Chi volesse partecipare, inviando materiale, informazioni ed opinioni, può scrivere all’autore all’indirizzo nicolaseverino@libero.it

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Datazione e attribuzione dei pavimenti cosmateschi

IPOTESI DI DATAZIONE DEI PAVIMENTI COSMATESCHI

La tabella di comparazione delle datazioni ed attribuzioni sostenute da Dorothy Glass nel suo libro Studies on Cosmatesque Pavements, edito nel 1980 e da Nicola Severino nei vari studi effettuati sull’argomento, non tiene conto delle eventuali possibilità, non remote, che molti dei pavimenti citati, oltre ad essere stati rimaneggiati e ricostruiti, spesso in modo arbitrario, siano addirittura stati trasferiti da un luogo all’altro, parzialmente o totalmente. Il caso accertato storicamente da chi scrive di una porzione dell’antico pavimento precosmatesco esistente un tempo nella basilica di San Giovanni in Laterano che fu fatto smontare, trasferire e ricostruire in modo arbitrario nella chiesa di San Nicola a Genazzano, per ordine di papa Martino V attorno al 1426, dimostra non solo che questi casi sono possibili, ma addirittura probabili e comuni in un’epoca, quella del rinnovo delle usanze liturgiche tra il XV e il XVII secolo, in cui accadde l’irreparabile: interi arredi presbiteriali romanici furono demoliti, distrutti e, nel migliore dei casi depositati in scantinati. Porzioni di essi furono reimpiegate in vario modo nella ricostruzione dei presbiteri, mentre la demolizione della schola cantorum preparò la strada alla realizzazione di numerosi “musei lapidari”. I pavimenti furono anch’essi tutti spicconati e nel migliore dei casi rimontati parzialmente allo scopo di abbellire con i “pregevoli reperti di antichità”, i nuovi pavimenti delle basiliche e chiese romaniche.
Oltre al caso di S. Giovanni in Laterano, è difficile non pensare che intere porzioni degli antichi pavimenti ora non più esistenti in loco, delle basiliche di Santa Francesca Romana, San Saba, Santi Nereo e Achilleo, Santa Sabina, San Marco, e via dicendo, oltre ad essere andati perduti o distrutti, non possano essere stati dispersi con l’intento di andare ad abbellire questa o quella chiesa minore negli infiniti restauri rinascimentali e barocchi.
Quincuxes identici a quello nella basilica di San Marco, si ritrovano nelle cappelle rinascimentali della basilica di Santa Maria in Aracoeli!
Dato lo stato di conservazione, l’assetto e la tipologia stilistica, pavimenti come quelli di S. Anastasio a Castel Sant’Elia, di S. Andrea in Flumine a Ponzano Romano, o di S. Antimo a Nazzano, non possono essere considerati con certezza originali di quel luogo e potrebbero benissimo essere stati trasferiti da altre chiese. A tal proposito, vorrei ricordare l’eccezionale similitudine stilistica e dei materiali tra il pavimento della cattedrale di Civita Castellana e quello di Castel S. Elia che potrebbe essere forse un avanzo di quello civitonico. Ciò spiegherebbe anche il mistero dell’assenza del pavimento cosmatesco nelle navate laterali della cattedrale di Civita Castellana e della documentazione epigrafica che attesti il lavoro dei marmorari in quelle chiese minori.
La datazione e l’attribuzione è stata ipotizzata sulla scorta delle informazioni storiche, quando presenti, e soprattutto sull’evidenza stilistica, basata sull’analisi completa dei più importanti pavimenti musivi medievali realizzati a Roma, nel Lazio e nella Campania.
Infine, dalla tabella stilata, si dimostra facilmente che la maggior parte dei pavimenti cosmateschi a Roma e nel Lazio, fu realizzata dalla bottega di Tebaldo marmoraro e i successori Lorenzo, Iacopo, Cosma e i figli Luca e Iacopo II. Rare sono le testimonianze di pavimenti stilisticamente diversi da quelli della bottega laurenziana i quali si trovano quasi tutti dislocati in territori lontani da Roma, come in Umbria o in Campania. Ciò determina un’altra ipotesi fondamentale: cioè che non necessariamente le botteghe dei marmorari romani svolgessero tutti e contemporaneamente ogni tipo di attività. Sembra così che la bottega di Lorenzo sia quella principale per la realizzazione dei pavimenti cosmateschi, anche nelle basiliche dove altre famiglie, come quella dei Ranuccio, o dei Vassalletto, lavoravano, o avevano già lavorato, agli arredi. Ciò che ha portato a qualche confusione a causa delle firme degli artisti lasciate su cibori e amboni, come a S. Maria di Castello a Tarquinia, dove credo di aver individuato dei dettagli grazie ai quali si può facilmente attribuire alla bottega di Lorenzo la pavimentazione musiva, o parte di essa, mentre attualmente viene legata alla famiglia di Ranuccio che è attestata da firme molto antiche sull’arredo marmoreo. Si tratta di collaborazioni, o di fasi lavorative diverse cronologicamente. Tuttavia è da tenere conto che anche Lorenzo e Iacopo sono ben documentati in lavori che riguardano la realizzazione completa di opere cosmatesche, anche a livello architettonico, come a Civita Castellana.
Stesso discorso vale per alcuni dei pavimenti cosmateschi di Tivoli. Per esempio, le porzioni di pavimento che si trovano nelle chiese di San Silvestro e di Santa Maria Maggiore, fanno sorgere qualche dubbio che esse fossero realmente originali di quelle chiese e non provenienti magari dalle vicine chiese di S. Lorenzo e di S. Pietro alla Carità dove è accertata l’esistenza originaria di pavimenti cosmateschi!
La tabella delle datazioni ed attribuzioni è stata stilata senza tenere conto di queste possibilità, solo sulla scorta delle notizie storiche e sull’individuazione di caratteri stilistici utili nel capirne la cronologia degli eventi e le maestranze che realizzarono i lavori.

I Cosmati nel mirabile articolo di Enrico Bassan

Cosmati

Enciclopedia dell’ Arte Medievale

COSMATI Denominazione convenzionale con la quale si indicano gli artefici romani impegnati, nei secc. 12° e 13°, in lavori in marmo di prevalente carattere scultoreo-decorativo e architettonico, attivi nel Patrimonium Petri e, più raramente, anche al di fuori di esso.Il termine C

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