Dal 2010 il pavimento cosmatesco che si trova nella Cappella Sistina dei Musei Vaticani l’ho visto attraverso la splendida visuale offerta dalla visita virtuale tridimensionale in internet. Lo zoom offerto permette di “avvicinare” l’occhio al pavimento fino ad una certa distanza da poter offrire dettagli utili per una preventiva analisi autoptica. L’idea che mi ero fatta in tal modo è stata confermata in pieno dalla mia ultima visita del 27 dicembre 2012 in cui, nonostante il pavimento fosse quasi costantemente occupato dalle scarpe dei troppi visitatori della Cappella Sistina, ho in qualche modo potuto osservare con maggiori dettagli le caratteristiche del mosaico cosmatesco, giungendo alla certa conclusione che esso è il risultato di una ricostruzione avvenuta presumibilmente tra il XV e il XVI secolo che reimpiega parte del materiale originale, proveniente forse dall’antico pavimento medievale della chiesa di San Pietro prima delle modifiche rinascimentali, e in parte di materiale lavorato ai tempi della realizzazione della Cappella.
E’ già di per se ovvio che il pavimento non può essere originale, dato che la Cappella fu realizzata tra il 1475 e il 1481 sotto papa Sisto IV. La cronologia dell fabbrica di San Pietro fornisce sufficienti prove che esso deriva in parte dal pavimento antico della chiesa principale, smantellato il quale, insieme all’arredo liturgico medievale, fu utilizzato per abbellire le Grotte Vaticane antiche e le varie cappelle ivi comprese le Stanze di Raffaello nei Musei Vaticani mentre numerosi pezzi di arredo si trovano dislocati in varie altre zone.
Una delle prove fondamentali della ricostruzione del pavimento nella Cappella Sistina e del riadattamento di frammenti provenienti dal mosaico cosmatesco antico, si può vedere nel confronto delle due foto qui proposte che, in modo più generale, costituisce un fondamentale elemento del modus operandi che si dovrebbe avere nell’analisi autoptica dei pavimenti cosmateschi in generale.
Si tratta di due foto moderne dello stesso dettaglio musivo di due pavimenti derivati dalla cultura musiva del XII secolo, eppure molto distanti geograficamente, tra loro. La prima foto mostra il dettaglio di una ruota del pavimento della chiesa di San Cataldo a Palermo, in una immagine di Ettore Aglialoro; la seconda mostra lo stesso disegno musivo nel pavimento della Cappella Sistina. Si può osservare che le proporzioni geometriche delle due rotae sono identiche, come lo sono anche le caratteristiche del disco lapideo interno, la decorazione di triangolini che gira intorno e la fascia musiva circolare che ripropone il classico motivo cosmatesco della stella a 4 punte formata da 4 losanghe oblunghe, quadratino interno e scomposizione in elementi minori triangolari. Evidentemente una soluzione decorativa di chiaro retaggio dell’arte musiva antica.
Ciò che diversifica le due opere è l’originalità delle fasce marmoree di giallo antico nella prima foto, e quelle di marmo bianco risalenti al XV-XVI secolo della cappella Sistina. Tra l’altro, nella prima foto si può vedere l’importante differenza tra le fasce antiche a sinistra e quella più moderna sulla destra.
Questa differenza, così chiara ed evidente in questo confronto fotografico, costituisce un elemento di confronto imprescindibile nell’analisi autoptica dei pavimenti cosmateschi che permette, da sola, di avanzare facilmente ipotesi sulla datazione dei pavimenti, sulla eventuale ricostruzione e sulle caratteristiche stilistiche di ognuno di essi rispetto ad altre opere. In parole povere, questo è uno dei segreti dei pavimenti cosmateschi svelati da chi scrive in questi tempi.

San cataldo, Palermoroma cappella sistina

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