I COSMATI IN UMBRIA. Le opere cosmatesche al confine tra Lazio ed Umbria, realizzate durante la politica delle recuperationes di Innocenzo III, 1198-1216.

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La questione, mai finora dibattuta, se i marmorari romani del XII e XIII secolo, e più in particolare la famiglia dei Cosmati di Tebaldo e Lorenzo, ebbero un ruolo più o meno significativo nell’architettura religiosa al tempo della riconquista dei territori dello Stato Pontificio da parte di Innocenzo III, al confine tra Lazio ed Umbria, è un capitolo totalmente nuovo della storia dell’arte e dell’architettura che non risulta essere stato mai affrontato prima d’ora, almeno non in modo organico, approfondito e specifico relativamente alle opere cosmatesche. In questo libro Nicola Severino, affermatosi dal 2010 tra i massimi studiosi di pavimenti cosmateschi al mondo, offre un primo corposo spunto con una analisi dettagliata dei lacerti pavimentali e delle opere musive che si trovano in molte chiese, seguendo un itinerario che vede protagoniste basiliche note e meno note da Lugnano in Teverina ad Assisi e dall’abbazia di Sassovivo a Foligno, tornando indietro fino a Spoleto. Un lavoro che può considerarsi base indispensabile per approfondire ogni possibile indagine futura su un corpus di opere cosmatesche che lungi dal potersi considerare casi isolati, dimostrano e testimoniano invece una significativa presenza dei magistri romani, o delle relative botteghe, al  servizio e al seguito del pontefice delle recuperationes, nell’intento di infondere l’essenza del linguaggio e dell’arte musiva romana, quale diretta espressione del potere papale sui territori riconquistati.

Il libro è acquistabile sul sito

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Il Pavimento Musivo della Cappella Palatina a Palermo

In questo saggio l’autore svela, almeno in parte, la storia e il mistero che avvolge il pavimento musivo della Cappella Palatina, a cominciare dalle più antiche citazioni di Filagato da Cerami e di Ugo Falcando i quali riferiscono di un’opera che ricorda un prato fiorito che non appassisce mai perché fatto di marmi preziosi, metaforPavimento Cappella Palatinaa di una eterna primavera. Ma nessuna traccia di decorazioni floreali si scorge oggi nel pavimento della chiesa ad eccezione dei sectilia floreali che decorano la fascia musiva che corre sulle grandi lastre marmoree lungo le pareti. Un pavimento i cui lineamenti riconducono all’arte 

islamico-moresca, in un contesto musivo prettamente bizantino nel presbiterio e islamico nelle navate, ma che viene stilisticamente corrotto da una forte ed inspiegabile presenza di patterns che contraddistinguono l’arte musiva cosmatesca romana. Così, l’impressione di camminare su dei “tappeti orientali”, viene fortemente contrastata dall’impressione di camminare su un pavimento per metà cosmatesco! A questo si aggiunge un mistero ancora più grande: quello della diversità dei lineamenti del pavimento che si osserva nei tanti disegni effettuati dagli architetti inviati dalla Scuola di Belle Arti di Parigi in Sicilia, appositamente per descrivere e prendere i rilievi dei monumenti storici. Da Hittorf a Lenoir, da Gailhabaud a Serradifalco, il pavimento della Palatina assume colori, disegni e connotati sempre diversi, forse spiegabili solo pensando ai tanti e permanenti restauri portati avanti ininterrottamente dal XVI al XIX secolo. Tuttavia, una foto non datata, ma molto antica, mostra chiaramente il pavimento della Palatina in modo diverso da come lo si vede oggi. Tutto ciò l’autore ha raccolto e descritto, insieme all’analisi documentaria e autoptica del monumento musivo pavimentale, in una impresa mai tentata prima, volta a capire e svelare la storia e il mistero del pavimento musivo della Cappella Palatina di Palermo.

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https://independent.academia.edu/nicolaseverino/IL-PAVIMENTO-DELLA-CAPPELLA-PALATINA-DI-PALERMO

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Studi sui Pavimenti Cosmateschi

Studi sui Pavimenti Cosmateschi

Il nuovo libro di Nicola Severino, raccoglie alcuni saggi di fondamentale importanza per gli studi sui pavimenti cosmateschi.
Gli argomenti trattati sono i seguenti:
– Le opere cosmatesche nella chiesa di San Pietro ad Alba Fucens;
– Basilica di San Lorenzo fuori le Mura: un nuovo mistero da svelare;
– Il pavimento musivo della basilica di Santa Maria Antiqua: un nuovo contributo per la sua datazione e attribuzione;
– La firma dell’Artista: il repertorio musivo definitivo della bottega di Lorenzo;
– Le fasce marmoree che formano le partizioni reticolari, le rotae, le guilloche, i quinconce e i dischi dei pavimenti cosmateschi;
– Il pavimento cosmatesco della Cappella di San Zenone in Santa Prassede a Roma: un falso carolingio?
– La controversia sul pavimento musivo della chiesa abbaziale di Montecassino: aveva ragione Ermenegildo Scaccia Scarafoni o Herbert Bloch e Angelo Pantoni?

Saggi fondamentali, questi, che offrono un aggiornamento dello stato delle ricerche, delle ipotesi di datazione e attribuzione e dei nuovi metodi investigativi in merito, ferme in generale dal 1980, anno di pubblicazione dell’ultimo studio specifico di Dorothy F. Glass, che ha costituito per decenni l’unica fonte sull’argomento.

Per l’anteprima ed acquisto vedi:
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Pavimenti Cosmateschi della Tuscia e della Sabina

Il nuovo libro di Nicola Severino, sui pavimenti cosmateschi della Tuscia e della Sabina, è stato pubblicato con la stampa di ilmiolibro.it. Il volume rappresenta in assoluto la prima indagine completa ed approfondita su tutti i pavimenti cosmateschi che esistono nel territorio della Tuscia e della Sabina. Nel suo consueto modus operandi, l’autore propone, alla luce della conoscenza acquisita dall’analisi storica, stilistica e autoptica di tutti i pavimenti del Lazio e della Campania, nuove e suggestive ipotesi di datazione e di attribuzione. Risulta ancora una volta che la visione, spesso distorta e astigmatica, degli autori che si sono occupati di questo argomento, viene corretta sulla base storica e focalizzata, sull’analisi stilistica, ad una unica soluzione che prevede l’opera quasi esclusiva della bottega di Lorenzo su committenza del papa Innocenzo III, nell’ambito dell’espansione e dell’arricchimento artistico del territornio a nord del Patrimonium Sancti Petri.Nicola Severino non si smentisce con questo volume che, insieme ai monumentali Pavimenti Cosmateschi di Roma, e la serie di tre volumi giganti Le Luminarie della Fede, itinerari d’Arte Cosmatesca nel Basso Lazio e nell’Alta Campania, formano realmente il “corpus cosmatorum” più grande, aggiornato, dettagliato e innovativo di tutta la letteratura sull’argomento.
Leggi le prime 40 pagine e se ti piace acquistalo.
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Il segreto dei pavimenti Cosmateschi

Dal 2010 il pavimento cosmatesco che si trova nella Cappella Sistina dei Musei Vaticani l’ho visto attraverso la splendida visuale offerta dalla visita virtuale tridimensionale in internet. Lo zoom offerto permette di “avvicinare” l’occhio al pavimento fino ad una certa distanza da poter offrire dettagli utili per una preventiva analisi autoptica. L’idea che mi ero fatta in tal modo è stata confermata in pieno dalla mia ultima visita del 27 dicembre 2012 in cui, nonostante il pavimento fosse quasi costantemente occupato dalle scarpe dei troppi visitatori della Cappella Sistina, ho in qualche modo potuto osservare con maggiori dettagli le caratteristiche del mosaico cosmatesco, giungendo alla certa conclusione che esso è il risultato di una ricostruzione avvenuta presumibilmente tra il XV e il XVI secolo che reimpiega parte del materiale originale, proveniente forse dall’antico pavimento medievale della chiesa di San Pietro prima delle modifiche rinascimentali, e in parte di materiale lavorato ai tempi della realizzazione della Cappella.
E’ già di per se ovvio che il pavimento non può essere originale, dato che la Cappella fu realizzata tra il 1475 e il 1481 sotto papa Sisto IV. La cronologia dell fabbrica di San Pietro fornisce sufficienti prove che esso deriva in parte dal pavimento antico della chiesa principale, smantellato il quale, insieme all’arredo liturgico medievale, fu utilizzato per abbellire le Grotte Vaticane antiche e le varie cappelle ivi comprese le Stanze di Raffaello nei Musei Vaticani mentre numerosi pezzi di arredo si trovano dislocati in varie altre zone.
Una delle prove fondamentali della ricostruzione del pavimento nella Cappella Sistina e del riadattamento di frammenti provenienti dal mosaico cosmatesco antico, si può vedere nel confronto delle due foto qui proposte che, in modo più generale, costituisce un fondamentale elemento del modus operandi che si dovrebbe avere nell’analisi autoptica dei pavimenti cosmateschi in generale.
Si tratta di due foto moderne dello stesso dettaglio musivo di due pavimenti derivati dalla cultura musiva del XII secolo, eppure molto distanti geograficamente, tra loro. La prima foto mostra il dettaglio di una ruota del pavimento della chiesa di San Cataldo a Palermo, in una immagine di Ettore Aglialoro; la seconda mostra lo stesso disegno musivo nel pavimento della Cappella Sistina. Si può osservare che le proporzioni geometriche delle due rotae sono identiche, come lo sono anche le caratteristiche del disco lapideo interno, la decorazione di triangolini che gira intorno e la fascia musiva circolare che ripropone il classico motivo cosmatesco della stella a 4 punte formata da 4 losanghe oblunghe, quadratino interno e scomposizione in elementi minori triangolari. Evidentemente una soluzione decorativa di chiaro retaggio dell’arte musiva antica.
Ciò che diversifica le due opere è l’originalità delle fasce marmoree di giallo antico nella prima foto, e quelle di marmo bianco risalenti al XV-XVI secolo della cappella Sistina. Tra l’altro, nella prima foto si può vedere l’importante differenza tra le fasce antiche a sinistra e quella più moderna sulla destra.
Questa differenza, così chiara ed evidente in questo confronto fotografico, costituisce un elemento di confronto imprescindibile nell’analisi autoptica dei pavimenti cosmateschi che permette, da sola, di avanzare facilmente ipotesi sulla datazione dei pavimenti, sulla eventuale ricostruzione e sulle caratteristiche stilistiche di ognuno di essi rispetto ad altre opere. In parole povere, questo è uno dei segreti dei pavimenti cosmateschi svelati da chi scrive in questi tempi.

San cataldo, Palermoroma cappella sistina

Il Pavimento Musivo di Santa Maria Antiqua: un nuovo contributo

Dal 2011 ho preso in esame gli studi sulla storia, datazione e attribuzione del pavimento musivo che sta nel presbiterio della chiesa di Santa Maria Antiqua al Foro Romano. Si sono espressi in merito autori come Dorothy Glass e Alessandra Guiglia Guidobaldi negli anni ottanta. Nel 2011 feci alcune considerazioni solo sulla base di confronti stilistici da alcune fotografie pubblicate negli articoli degli autori, senza la possibilità di poter esaminare il pavimento da vicino in quanto la chiesa è sempre chiusa per restauri.
In occasione dell’apertura straordinaria dell’ottobre 2012, ho finalmente potuto vedere con i miei occhi il pavimento musivo e nei giorni seguenti ho redatto uno studio in cui presento nuove ipotesi.
Presto, il link da cui si può leggere il saggio.